25/03/2006 20:06
Luca allungò con cautela i piedi fuori dal letto. Con molta fatica, lentamente come una moviola, si mise seduto a letto. Bene, aveva ancora lo stomaco in preda alla risacca dell'alta marea, ma almeno il mondo aveva smesso di girare come una trottola. Guardò dall'altra parte del letto. Vuota. E così, quella sbronza sarebbe rimasta senza nome. Luca era un donnaiolo, uno di quelli che conosce i chiavistelli delle donne e anche un bel po' di modi per aprirli. Così aveva preso l'abitudine di dare un nome alla sue bevute, lo stesso della compagna che la mattina dopo scaldava l'altra metà del letto. C'erano state Monica, Stacy, Lucia, Jennifer, Veruska... Qualcuna perfino più di una volta di seguito, ma mai abbastanza a lungo da veder sorgere un'altra luna. Quella volta invece niente, la sbornia era orfana di madre.
Piano piano i pensieri iniziavano a diradare le nebbie dell'alcool. Ricordava di aver iniziato con il solito calice di vino rosso, un rito anche quello di norma utile alla conquista. Considerava principianti quelli che sono soliti offrire vino bianco, lui sapeva che l'euforia che regala quasi subito è sfuggevole e lascia poi spazio alla fame e ad una strana malinconia. Stomaco vuoto ed emozioni private non ti sono mai amiche quando stai cercando di fare breccia. I rossi invece sono più subdoli, ti conquistano con la loro dolcezza, ti avvolgono con i loro profumi intensi e corposi e ti sciolgono piano piano, come una calda coperta nei giorni d'inverno. Primitivo, Cabernet Franc, Negramaro, Barolo... perfino qualche frizzante Lambrusco. Come un bel vestito bisognava saper scegliere quello adatto e lui ormai era un esperto nel prendere misure e gusti con una rapida occhiata. Era diventato un sarto somellier.
Tra un pensiero e l'altro, Luca si era trascinato fino in bagno, intento a scrutare ogni minimo segno che la notte brava aveva lasciato sul suo volto. Servizio completo, full optional. C'erano occhiaie, barba incolta, labbra secche, pelle stanca che chiedeva almeno un'altra mezza giornata di riposo. Ormai la memoria delle ore precedenti era completamente riafforata. Ricordava la roulette russa al bancone del bar. Tac Tac Tac. Solo che non era il rumore del cane a vuoto, ma piuttosto il tonfo secco del bicchiere sul piano di legno invecchiato ad arte. Erano stati tutti colpi fortunati fino al maledetto gin. Proprio non si capacitava di aver chiesto scientemente quella coppia di gin&lemon. E sì che la loro inimicizia era faccenda di ben lunga data. Il sapore fresco e piacevole, la consistenza vagamente zuccherosa erano gioia del suo palato e preludio alle pene del suo stomaco. Il fiato pesante che annusava ad ogni rauco respiro era inequivocabile testimonianza della guerra persa dopo mille battaglie vittoriose.
Con un ultimo colpo di spazzola Luca scacciò via i restanti ricordi della baldoria notturna ed iniziò il suo personalissimo rituale di ritorno alla normalità. Come riuscisse in poco più di mezz'ora a passare dal sembrare lo scarto di lavorazione di una pressa industriale, al solito baldo giovane sprezzante del mondo, era un segreto gelosamente custodito, che neppure i suoi migliori amici gli avevano mai estorto. Lui solo sapeva che col passare del tempo era sempre più dura, ma s'impegnava con maggiore dedizione per tenere vivo il mito. Più per il diletto degli altri che per soddisfare il suo ego, ma soprattutto perchè la cosa lo divertiva da matti.
Rituale completato e due caffè più tardi, rigorosamente Arabica 100%, Luca era pronto ad affrontare un'altra giornata. Raccolse la piccola collezione di oggetti che teneva all'ingresso e che scandivano l'inizio delle sue giornate: palmare, cellulare, chiavi dell'auto, orologio da polso, portafogli. Si assicurò ci fossero anche le chiavi di casa e chiuse definitivamente la porta sull'ennesima prova vittoriosa del suo indomito fegato.